In Italia, la cultura premia?!
Se dovessimo pensare il mondo attuale diviso per categorie, tra veline, passaparoline, paperine (esistono sul vocabolario???), detentrici di bellezza italiana o universale (ma la bellezza non era soggetiva???), tronisti ( ma che fanno per meritare il trono?), il posto che spetterebbe alla folta schiera di studenti, tra diplomati, laureati, specializzati, sarebbe quella di sfigati!!!
Anni di studi e sacrifici, (perché solo chi studia veramente e con passione sa cosa significhi prepararsi ad un’interrogazione o ad un esame con tutto lo stress annesso), in Italia sembrano servire solo a dare spessore al precariato, inteso come attività professionale e come stile di vita.
Il precariato diventa quello status che fa mettere un enorme punto interrogativo non sui sogni ma sulle condizioni elementari di vita. Cosa farò? Dove andrò?
È davvero così importante in Italia votarsi al minimalismo esistenziale ispirato dalle nuove categorie televisive, riuscendo, in breve tempo, a raggiungere un tenore di vita che una persona normale, lavorando ed arrivando alla pensione, può godere dopo anni di lavoro?
La mia non è una critica al palinsesto televisivo perché la televisione, intesa come impresa dall’agire economico, prende una “tendenza” per trasformarla in affari e proventi.
La mia indignazione viene proprio da quella “tendenza”, o per dirla con altri termini. viene dall’attuale modo italiano di concepire i valori e la vita in generale.
Sinceramente sono stanca di vedere tutto questo: la ricerca scientifica in Italia non ha fondi ma la televisione ci dà uno spunto: a chi interessa se esistono malattie da studiare e gente senza cura, la cosa più importante è divertirsi guadagnando tanto, con qualsiasi scorciatoia, scegliendo spesso il puro nichilismo!
Il messaggio purtroppo è questo e non va per niente bene! A me tutto questo fa indignazione: ognuno è libero di scegliere la propria morale e come impiegare il tempo che questa splendida avventura chiamata vita ci regala, però lasciamo il giusto spazio a chi ha deciso di fornire un contributo attivo al mondo.
Iniziamo da noi stessi per capire che fare della nostra Italia, repubblica fondata sul lavoro, perché molti laureati e studiosi quello spazio non lo trovano e la fuga dei cervelli significa fallimento di un’intera civiltà.